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Chi siamo (6)

Lunedì, 20 Luglio 2015 08:11

La nostra storia

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Giovedì, 03 Luglio 2014 15:32

Come sostenerci

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Valdesi e metodisti hanno sempre sostenuto una netta separazione fa Chiesa e Stato. La laicità dello Stato è sempre stata considerata da loro elemento essenziale non solo della convivenza civile ma della stessa libertà della chiesa; così come rifiutano qualsiasi ingerenza dello Stato nella loro vita comunitaria rifiutano qualsiasi privilegio nei confronti di altre organizzazioni presenti nella società.
In base a questi principi le comunità valdesi, come le altre comunità evangeliche, provvedono alle proprie spese: mantenimento dei pastori e diaconi, costruzione dei locali di culto, iniziative sociali. facendo unicamente ricorso alle offerte dei fedeli.
Il Parlamento italiano ha esteso anche alle chiese che hanno stipulato Intese con lo Stato la norma del Concordato che prevede la riscossione dell'8 per mille dell'IRPEF e la deduzione dalla dichiarazione dei redditi delle offerte da parte delle persone fisiche o delle imprese. Le chiese valdesi e metodiste hanno deciso di avvalersi di questa legislazione.
Di conseguenza tutti i cittadini italiani possono indicare nell'apposito riquadro della loro denuncia fiscale la Chiesa valdese unione delle chiese metodiste e valdesi come destinataria del loro 8 per mille e dedurre dal reddito le erogazioni liberali ad essa corrisposte.
Per la vita della chiesa, quindi, le offerte sono l'unica entrata.

Contribuisci effettuando un versamento o un bonifico bancario a favore di:
Chiesa Evangelica Metodista di Luino
CC Postale nr. 10012219

CIN: C - ABI 07601  CAB 10800
IBAN IT13C07601100800000010012219
BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX
NB: le offerte possono essere dedotte dalla dichiarazione annuale dei redditi richiedendo al Responsabile finanziario o a un pastore l'apposito attestato di versamento

Giovedì, 03 Luglio 2014 15:17

Essere protestanti oggi

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Anzitutto: evangelici o protestanti? I due termini sono sinonimi e intercambiabili. Tuttavia, mentre protestante presuppone un riferimento alla Riforma del XVI secolo, evangelico si richiama piuttosto alla Bibbia. O anche alla storia, nel senso delle comunità cristiane delle origini.
Ma che senso ha essere protestanti o evangelici cinquecento anni dopo la grande Riforma e duemila anni dopo la chiesa delle origini? Perché il protestantesimo – specialmente attraverso le chiese carismatiche e pentecostali – è oggi in così forte espansione?
Ecco dei possibili motivi. Anzitutto il profondo senso di libertà che scaturisce da una fede personale, semplice e diretta, basata esclusivamente sulla Bibbia, svincolata dalla intermediazione di strutture di potere e liberata dal peso del ritualismo.
Inoltre la laicità, il grande valore riconosciuto alla coscienza individuale, che sceglie e decide senza imposizioni e pratica l'etica della responsabilità.
I protestanti sono definiti "il popolo della Parola": essi ritengono che la Sacra Scrittura rappresenti la fonte unica e ineguagliabile di rivelazione e di autorità, per il singolo credente così come per la Chiesa.
La Bibbia infatti è considerata Parola vivente di Dio, alimentata dallo Spirito Santo, che illumina il credente nella lettura. Perciò essa viene considerata di importanza assolutamente superiore ad ogni dogma, tradizione, magistero e insegnamento.Come già ai tempi di Lutero, il fatto che la Bibbia sia tolta al monopolio sacerdotale e messa nelle mani del "popolo" – e ne vengano incoraggiati in ogni modo la lettura e lo studio individuali – ha delle enormi conseguenze, oltre che sul piano della alfabetizzazione e della acculturazione, soprattutto a livello della affermazione di una capacità e autonomia di giudizio.

Il messaggio profetico del protestantesimo è il primato di Dio su ogni cosa.
Da un lato questo messaggio si esprime come una invettiva – una protesta, secondo il modello dei profeti dell'Antico Testamento – contro pratiche e dottrine della Chiesa di Roma che, a giudizio dei riformatori, oscurano la sovranità di Dio, assolutizzando la chiesa e i suoi dogmi e affermando l'infallibilità delle sue guide.
Dall'altro lato il messaggio protestante esorta il credente ad essere fedele e a dare testimonianza (pro-testari, dichiarare pubblicamente) riguardo alla grazia salvifica di Dio.

Giovedì, 03 Luglio 2014 15:06

Laicità

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Un cristiano può essere laico?

Certamente. Anzi: un cristiano deve essere laico.
Perché la laicità riguarda ogni persona che vive all'interno di una società civile, quindi riguarda tutti i credenti. E credenti lo siamo un po' tutti. Credente è uno che ha delle convinzioni e queste convinzioni non sono solo e necessariamente delle convinzioni religiose. Credente è chi trova un significato nel mondo, nella storia; e magari ha in mente un progetto, per cambiare la società e le relazioni tra gli esseri umani. Come dice l'economista Riccardo Petrella, dell'Università di Lovanio, ognuno di noi ha una propria "narrazione del mondo" e questa può essere a sfondo religioso, ma può essere anche a sfondo politico o scientifico. Come chi, dall'Illuminismo in poi, partendo da alcune scoperte della scienza, ha elaborato teorie "scientiste" su origine, natura, fine del mondo.

Ludwig Wittgenstein afferma: "Nella vita di un uomo le verità semplicemente credute rimangono molto più numerose di quelle che egli acquisisce mediante la personale verifica. Chi, infatti, sarebbe in grado di vagliare criticamente gli innumerevoli risultati delle scienze su cui la vita moderna si fonda?".

A differenza delle culture antiche che assolutizzavano se stesse, l'età contemporanea ha scoperto l'evoluzione storica, così come la varietà di culture: perciò è divenuta capace di relativizzarsi. E relativismo, nella definizione di Umberto Eco, significa che "le nostre rappresentazioni del mondo non ne esauriscono la complessità, ma ne sono sempre visioni prospettiche, ciascuna delle quali contiene un germe di verità".

La reazione più intransigente contro questo punto di vista è quella cattolica, che rivendica la Verità Certa, stabilmente incarnata nella Chiesa di Roma. Il punto di vista protestante è espresso invece da Daniele Garrone, decano della Facoltà Valdese di Teologia: "Non si può che essere relativisti, poiché rispetto a Dio sono relative tutte le "verità" affermate come assolute da credenti o atei".

Il concetto di relativismo si interseca, almeno parzialmente, con quello di pluralismo, caratteristica della società laica, libera, non controllata da dogmi, animata da spirito critico, nella quale non esistono più certezze universali, ma sono accolte diverse culture e diversi stili di vita all'interno della stessa società.

Un altro concetto affine è quello di laicità, cioè la totale autonomia della società civile e delle sue istituzioni di fronte alle filosofie e alle religioni. Essa è razionale e costituisce il punto più avanzato raggiunto dalla cultura occidentale E' etica, perché include la libertà di tutti e di ciascuno, a prescindere dalle singole credenze e rappresenta la massima garanzia della libertà di coscienza.

Chi ha una fede religiosa utilizza le medesime facoltà razionali del suo interlocutore non credente e lo fa confrontandosi con le medesime realtà, che poi sono quelle con le quali ogni essere umano si deve confrontare; ma le vede in una luce e in una prospettiva diverse, individuando in esse un disegno coerente (anche in eventi apparentemente irrazionali).

Il problema, a livello sociale, sorge quando questa fede religiosa viene vissuta in termini di integrismo o integralismo: quando cioè vi è la pretesa che i principi religiosi (i propri) debbano diventare al tempo stesso modello di vita politica e fonte delle leggi dello stato.

E' inaccettabile, come dice Salvatore Veca, che la legislazione sui modi di vita venga fatta dipendere da un singolo insieme di credenze religiose. L'integralismo è implicito nel dogmatismo.

Jurgen Habermas sostiene che la religione incarna una "sfida cognitiva", di cui la democrazia deve tenere conto. Tuttavia non si può dimenticare che il "religioso" per sua natura spesso si mostra totalitario.

Secondo Giulio Giorello, non è vero che una fede venga sempre etichettata come integralismo. Essa è condannata quando, trincerandosi nel più intransigente assolutismo, non lascia margine al dialogo e fa della ragione un motivo disgregatore.

Anche nel campo religioso si può dire che la critica sia il lievito per il suo approfondimento spirituale e per una maggiore comprensione fra le varie confessioni. Bisogna imparare a riconoscere la legittimità di chi guarda le stesse cose da un punto di vista diverso dal nostro. La realtà degli esseri umani è costituita da una dialettica in evoluzione continua. Alla verità si arriva attraverso il dialogo, che è confronto dialettico: e questo è il proposito dell'ecumenismo, quando esso è reale e non una formula astratta e diplomatica.

Va notato che le religioni non sono affatto una realtà monolitica, fossilizzata sulle strutture e i testi (i "testi sacri") della loro origine. Possiamo dire che non c'è nulla di più dinamico e in movimento delle religioni – e questo è certamente un fatto positivo.

In ogni realtà di fede – cattolica, protestante, ebraica, musulmana, ... – esistono settori conservatori, reazionari, intolleranti; però ne esistono anche altri, più o meno estesi, ma sicuramente in via di continua espansione, che invece sono aperti alla tolleranza, al dialogo, alla collaborazione.

Il problema vero, la linea di confine – che passa entro ogni religione – è tra chi vive la fede costringendola in schematismi dogmatici e intransigenti, e chi invece la sperimenta in maniera aperta, come esperienza di ricerca del sacro.

Oggi, all'interno delle fedi tradizionali si vanno sempre più affermando i gruppi che sviluppano una fede assai più orientata al calore delle emozioni piuttosto che al rigore dottrinale. Per cui sempre più frequenti sono gli incontri, ai vertici e alla base, tra esponenti di fedi diverse.

Un valido esempio di come si può essere laici e credenti lo troviamo nell'Appello alla laicità che il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha formulato nel 2005.

"Lanciamo questo appello proprio perché cristiani. Per noi evangelici la laicità è un valore centrale della nostra testimonianza, che ci sentiamo impegnati a ribadire e difendere. La laicità è innanzitutto la garanzia della libertà della Chiesa universale nei confronti delle autorità costituite. Distinguere tra ciò che appartiene a Dio e ciò che appartiene a Cesare, per noi evangelici significa poter predicare liberamente e senza interferenze istituzionali l'Evangelo... Il principio di laicità garantisce a tutti i membri di una comunità civile – proprio perché prescinde dai loro orientamenti confessionali – la libera espressione della fede o della loro visione del mondo, senza privilegi e riconoscimenti particolari concessi ad una particolare comunità.... Richiamiamo questi principi perché siamo seriamente preoccupati di una tendenza politica e culturale che finisce per privilegiare la Chiesa cattolica e condizionare le decisioni istituzionali e parlamentari sulla base dei suoi interventi. Nel ribadire la centralità politica e culturale del valore della laicità, rinnoviamo il nostro impegno ecumenico, in quella linea di franchezza e di fraternità che si deve esprimere tra fratelli e sorelle in Cristo".

Martedì, 20 Maggio 2014 10:07

Appunti storici

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Nel 1861 la Società Missionaria Wesleyana invia in Italia due pastori inglesi Pigott e Green per fare un'opera di evangelizzazione. Henri Pigott si stabilisce a Milano e inizia a predicare non solo nella sua città di residenza, ma anche nelle zone circostanti: mète frequenti dei suoi giri sono il lago Maggiore, il Lago d'Orta e le Valli dell'Ossola. Generalmente la sua predicazione è rivolta agli operai, in particolare ai cavatori.

In questo egli ricalca le orme del fondatore del movimento metodista, John Wesley, il quale predicava all'aperto, soprattutto ai minatori. Il suo messaggio e le sue opere sociali contribuirono non poco alla soluzione di gravi problemi nell'Inghilterra del '700, quali abbrutimento, alcolismo, sfruttamento: è in ambito metodista che nasce il primo sindacato operaio.
Ma la situazione dell'Italia dell'800 è diversa: gli operai sono cattolici e ben poco sensibili alle tematiche religiose. Anche i problemi di lavoro vengono affrontati per lo più prendendo la strada dell'emigrazione. Solo l'ala "garibaldina" del Risorgimento sembra essere interessata al protestantesimo e in questo probabilmente gioca un ruolo di rilievo una forte componente anticlericale.
Gli unici protestanti presenti in queste zone sono stranieri, generalmente svizzeri, proprietari di manifatture o di fabbriche. Ma anche qualche italiano si accosta al protestantesimo.
Così Piggott decide di inviare un suo collaboratore a Intra. Nasce una comunità metodista e subito viene aperta una scuola. Siamo nel 1863.
Vari pastori si avvicendano nella cura della zona: sono tutti italiani, in quanto Piggott non voleva che la Chiesa Metodista fosse una Chiesa "straniera", seppur collegata con l'Inghilterra.
Le scarse risorse finanziarie - problema drammatico e costante - non permettono di inviare altri pastori nella zona, nonostante la vastità e il fatto che il numero dei fedeli aumentasse. La comunità cresce e vengono aperte altre sale (Pallanza, Villadossola, Laveno, Gravellona). Solo nel 1878 al pastore di Intra si affiancherà un coadiutore.
Tra le varie sale, chiamate di "evangelizzazione", utilizzate anche per conferenze su temi di controversia col Cattolicesimo, se ne apre una a Laveno, nel 1881. Il pastore di Intra, che all'epoca era Alberigo Bossi, aveva visitato gli operai sterratori impegnati nella costruzione della ferrovia che collegava il traforo del S.Gottardo e aveva distribuito un centinaio di copie del Nuovo Testamento. Per un breve periodo viene inviato sul posto un altro coadiutore, Luigi Ottonelli. E' un segnale indicativo: là dove si presume vi possa essere uno sviluppo dell'opera, la missione metodista, nonostante le difficoltà economiche, non esita ad impegnarsi seriamente.

La situazione della sponda lombarda del Lago Maggiore comincia così ad assumere una sua fisionomia. Coloro che entrano nella Chiesa metodista provenienti dal Cattolicesimo sono una decina; tra Luino e Portovaltravaglia vi sono circa 40 famiglie protestanti straniere; una famiglia evangelica italiana residente a Germignaga chiede di poter avere un servizio religioso regolare. Iniziano così le visite e i contatti nella zona di Luino.
All'epoca in cui viene aperta una sala a Laveno, con l'invio di un coadiutore del pastore Alberigo Bossi di Intra, e cioè nel 1881, a Luino vi sono diverse famiglie protestanti svizzere. Anche in questo caso, come sull'altra sponda dal Lago Maggiore, si tratta in massima parte di imprenditori, proprietari e direttori di fabbriche.
Al contrario di quanto succede altrove, qui il gruppo estero è particolarmente unito e attivo, anche dal punto di vista religioso. Non è un caso che venga seguito, una volta al mese, dal pastore di Bellinzona. Gli stranieri hanno una sala e si autofinanziano. Nel momento in cui il pastore Bossi li visita, sono felici di collaborare e, anzi, chiedono pure a lui una visita fissa ogni mese, offrendosi di pagare sia le spese di viaggio che un contributo alle spese generali della Chiesa.
Ma in pochi anni la situazione prende una piega diversa. Per questioni finanziarie, il piccolo gruppo di Laveno rimane senza una persona fissa sul posto, e passa sotto la cura diretta di Intra. La famiglia di Germignaga, che era il nucleo intorno al quale ruotavano i pochi altri evangelici italiani, si trasferisce per motivi di lavoro. Ma l'evento che ha maggiori ripercussioni è dato dal fatto che il gruppo svizzero-tedesco si costituisce in comunità autonoma, unendosi alla Chiesa Riformata Svizzera e collegandosi sempre più strettamente con Bellinzona. Siamo negli anni 1885-86.
Vero è che la comunità svizzera continua ad offrire gratuitamente i locali per ospitare i servizi religiosi per gli evangelici italiani. I Culti vengono assicurati ogni domenica mattina a Laveno e ogni seconda domenica del mese a Luino. Ma in realtà si tratta di poche persone, isolate, che abitano lontane tra di loro. Non si può parlare certo di una comunità!
Il fatto che il servizio religioso sia comunque assicurato sul posto evita quegli episodi "eroici", ricordati dai pastori di Intra: persone anziane che partono all'alba da casa per attraversare il lago, con una barca a remi, e recarsi nella chiesa evangelica di Intra.
Questo fino alla fine del 1889. Sempre in virtù degli spostamenti dovuti al lavoro, in quel periodo alcune famiglie evangeliche vengono a stabilirsi a Luino e nei dintorni. Un giovane pastore, Giovanni Gualtieri, figlio del pastore Bartolomeo, una delle figure più importanti dell'evangelismo toscano "libero" nell'epoca risorgimentale, esce dalla Facoltà teologica di Ginevra. La Chiesa metodista decide allora di inviarlo a Luino.
La grande preparazione, unita all'attivismo del giovane pastore, nonostante grosse difficoltà e l'esplicita ostilità da parte cattolica, fa sì che in breve tempo diverse persone si raccolgono intorno a lui e a quei quindici evangelici italiani già residenti sul pqsto. Non si tratta di grandi numeri: al gruppo si uniscono una ventina di persone. Ma è proprio da questo momento che si può parlare di una vera e propria comunità metodista a Luino.
E' il 1890. Da quell'anno, nelle relazioni ai Sinodi (riunioni annuali che prendono in esame l'operato della Chiesa nel suo complesso) compare Luino come comunità e non più come "zona" seguita da Laveno o da Intra. Purtroppo mancano i registri iniziali della chiesa locale: in archivio sono conservati i secondi che risalgono alla prima decade del 1900. Non si conoscono così i nomi di molti tra i primissimi appartenenti alla comunità: soprattutto quelli che, sempre per ragioni di lavoro, si trasferirono da Luino e da Germignaga prima del 1908.
Alcuni cognomi delle prime famiglie, tuttavia, sono noti: Rolli, Rogora, Superchi, Toschi. Lo stato professionale è abbastanza simile per tutti, uomini e donne: tessitore, filatore, meccanico, calzolaio, manovale; poche le casalinghe.
La comunità di Luino nasce in questo modo con una caratteristica che la differenzia dalle altre della zona. La diversità non risiede nel tipo di composizione sociale dell'elemento italiano, comune dappertutto, quanto nel fatto che esso qui è praticamente l'unico nucleo che compone la comunità.

La comunità metodista a Luino nasce nel 1890. La sua caratteristica è quella di essere composta quasi esclusivamente da italiani provenienti dal Cattolicesimo. Gli svizzeri-tedeschi hanno una propria comunità e i rapporti tra i due nuclei protestanti, nonostante alcuni momenti iniziali di collaborazione, non furono mai particolarmente brillanti. Una spiegazione di ciò, come si vedrà meglio in seguito, è data dalla diversa composizione sociale: operai, manovali e tessitori i primi; industriali e dirigenti i secondi. In molti casi questi ultimi erano i "padroni" (termine più corretto per l'epoca che non "datore di lavoro") dei loro correligionari italiani.
Il primo pastore di Luino, Giovanni Gualtieri, non riesce ad avere proficui contatti con l'elemento svizzero. Anzi, ritiene che vi siano poche speranze di sviluppo dell'opera a Luino "per l'antagonismo tra noi e la chiesa tedesca" (sono sue parole tratte da una relazione annua).
Vero è che anche nella comunità metodista vi sono alcuni stranieri, ma sono quattro o cinque: uno solo è definito "benestante". Vi sono poi un capo meccanico e un agricoltore, Alfredo Schindler. Per diverse estati proprio nella sua casa, a Portovaltravaglia, e fino al suo ritorno in Germania, nel 1913, si tenevano delle affollate riunioni, con la presenza di molti giovani, per lo più operai-vetrai.
Un'altra anomalia della comunità di Luino, rispetto alle altre, è che non viene aperta una scuola accanto alla chiesa. Si tengono solo dei corsi di istruzione religiosa ("scuola domenicale") per una decina di bambini, figli di membri di chiesa. I Culti sono tenuti regolarmente la domenica e il mercoledì sera, questi ultimi con un taglio "evangelistico". Sono generalmente ben frequentati, nonostante il fatto che gli evangelici siano disseminati in un numero notevole di località: Mesenzana, Dumenza, Voldomino, Creva, Germignaga, Portovaltravaglia.

La comunità di Luino che fino a pochi anni fa era curata insieme alle chiese metodiste di Verbania Intra e Omegna dallo stesso pastore, oggi, grazie alla collaborazione con l'Unione delle Chiese Battiste, per ragioni logistiche-geografiche, è curata dalla pastora della Chiesa Battista di Varese e conta una trentina di membri effettivi a cui si aggiunge un centinaio di simpatizzanti italiani e stranieri che ogni domenica riempiono la sala di Culto e partecipano a diverse attività comunitarie ( studio biblico, riunione di preghiera ecc...).
La piccola comunità metodista di Luino rappresenta l'unica chiesa del protestantesimo storico in questa zona frontaliera della sponda lombarda del Lago Maggiore . E' l'unica chiesa evangelica della zona che è in dialogo ecumenico con la chiesa cattolica romana.
Ogni estate la comunità organizza i culti in lingua tedesca per turisti e collabora all'organizzazione dei culti estivi per turisti olandesi che si svolgono presso la chiesa cattolica di Grantola.

Sabato, 17 Maggio 2014 09:30

La nostra storia

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Chi Siamo

Le chiese valdesi e metodiste sono chiese cristiane che fanno parte della grande famiglia protestante (o evangelica) che vive e confessa la fede cristiana attenendosi all'essenziale, sotto il controllo costante della Bibbia e del suo messaggio. Il protestantesimo storicamente e' nato nel Cinquecento come risposta a un forte appello, rivolto all'intera chiesa cristiana, a tornare alla purezza e alla coerenza evangelica riformandosi ed eliminando abusi ed errori. Su questo invito a riformarsi la chiesa del tempo si divise.

Attorno a teologi come Lutero, Zwingli, Calvino e altri, molti si raccolsero per realizzare riforme locali, in attesa e nella speranza di un rinnovamento spirituale, sociale ed ecclesiastico che abbracciasse l'intera cristianita'. Nacquero cosi', soprattutto nell'Europa del centro e del nord, diverse chiese protestanti. In altri paesi la Riforma protestante fu soppressa con la forza. La cristianita' europea nel suo complesso rimase spaccata in due e la linea di separazione fra l'Europa cattolica e quella protestante fu spesso segnata da una frontiera di sangue.

Solo in epoca recente le chiese hanno imparato a riconoscersi in una comune fede cristiana, anche se le divisioni permangono a tutt'oggi. I protestanti tengono comunque a sottolineare con forza la loro dimensione cristiana ed ecumenica al tempo stesso, e la loro specifica vocazione di chiesa che , aperta al dialogo e alla collaborazione con le altre chiese, mantiene fermo il suo riferimento biblico centrale e la sua struttura di chiesa senza mediazioni ne' gerarchie.

In Italia

La forte fioritura protestante della prima meta' del Cinquecento non trovo' altro sbocco che la scelta tra il rogo e l'emigrazione. La sola eccezione fa quella dei valdesi, che esistevano fin dal XII secolo come dissidenza cristiana di dimensione europea e che nel 1532 erano confluiti nella Riforma diventando una chiesa riformata in senso stretto. I valdesi sopravvissero a sanguinose persecuzioni e ad un tentativo di sterminio totale nel 1686.

Nell'Ottocento

Valdesi e metodisti, insieme alle altre chiese evangeliche che nel frattempo erano sorte in Italia, diedero un contributo al Risorgimento e al rinnovamento spirituale e religioso del paese, creando una rete di comunita' dalle Alpi alla Sicilia. Un forte nucleo di valdesi esiste in Uruguay e Argentina e forma un'unica chiesa con i valdesi e metodisti italiani. Valdesi e metodisti sono in Italia circa 30.000 con un centinaio di comunita' e oltre cento pastori, di cui quasi il 20% sono donne. Relativamente poco numerosi, essi sono caratterizzati da una forte motivazione etica e sociale e dallo sforzo di uniformare all'evangelo la loro vita e la stessa organizzazione della chiesa. Insieme alle chiese battiste, luterane, l'Esercito della Salvezza e alcune chiese libere, essi fanno parte della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), che gestisce importanti attivita' comuni come il Servizio rifugiati e migranti, la rubrica televisiva Protestantesimo che va in onda su RAI DUE, il culto radio della domenica mattina su RAI Radiouno e il servizio stampa Nev.

Valdesi e Metodisti

Dal 1979 sono uniti nello stesso Sinodo, e come tali hanno stipulato nel 1984 un'Intesa con lo Stato che ne garantisce la liberta' di culto e di azione nei campi dell'assistenza, della solidarieta' sociale, dell'educazione e della cultura.

Dal 1993 il nome della Chiesa evangelica valdese - Unione dette chiese valdesi e metodiste, e' stato incluso fra gli Enti di culto che hanno accesso alla ripartizione dell'8 per mille dell'Irpef.

Oltre alle ordinarie attivita' di culto, di predicazione e di formazione, valdesi e metodisti svolgono attivita' culturali, di assistenza e di promozione sociale. Sul piano culturale hanno a Roma una Facolta' di teologia, a Torino la Casa editrice Claudiana e Centri culturali nelle principali citta'. Oltre agli istituti di accoglienza per anziani, bambini, ecc., le chiese valdesi e metodiste gestiscono centri sociali di forte impegno sul territorio, fra cui La Noce (Palermo), Servizio Cristiano (Riesi - CL), Il settimanale delle chiese valdesi, metodiste e battiste e' Riforma - L'Eco delle Valli valdesi.

I Fondamenti del Protestantesimo

Questi sono schematicamente i principi fondamentali del protestantesimo: La salvezza per grazia mediante la fede Il Dio libero, che si rivolge liberamente agli esseri umani, crea con loro un rapporto diretto e di coscienza che non ha bisogno di mediazioni sacerdotali. "Nel protestantesimo non esistono pertanto sacerdoti; la comunita' dei credenti riconosce e valorizza al suo interno diversi carismi e ministeri (pastorale, diaconato, insegnamento...).

La Bibbia come unica fonte di autorita'

Dio ha parlato per mezzo dei suoi profeti e in modo unico in Gesu' Cristo. La Bibbia e' percio' il fondamento primo della fede e della vita cristiana.

La Riforma ha cosi' definito il suo programma: Sola Scrittura, solo Cristo, solo per fede.

La Bibbia, e' la sola fonte di conoscenza, di orientamento per la Fede; Gesu' Cristo e' l'unica sorgente di salvezza, di speranza per gli uomini, la sola autorita' per la Chiesa; la Fede, cioe' l'accettazione del dono di Dio, e' l'unica via con cui l'uomo puo' giungere alla salvezza: quindi fondandoci sulla Bibbia non rendiamo alcuna venerazione o culto alla Madonna e ai santi, rifiutiamo l'autorita' del Papa sulla Chiesa, sui credenti, rifiutiamo il ministero sacerdotale come intermediario fra Dio e gli uomini come detentore del potere sacramentale, riconosciamo due soli sacramenti:
il Battesimo che e' segno della nostra morte e resurrezione in Cristo; la Cena del Signore, o comunione, o eucarestia, che e' il segno visibile della reale, ma spirituale, comunione con la persona e l'opera vivente di Gesu', della comunione fraterna fra coloro che credono il lui.

Un'etica fondata sulla responsabilita' e la liberta': Gesu' Cristo non ha insegnato una nuova legge che sostituisca l'antica, cioe' nuove regole o precetti., ma chiama uomini e donne ad una liberta' che si esercita nella responsabilita': per se' e per il prossimo, per la societa' e per il creato.

Una chiesa come assemblea dei credenti: La chiesa e' la societa' di coloro che in Cristo sono stati chiamati ad una nuova vita. Essa e' un'assemblea di eguali, nella quale l'Evangelo viene annunziato e i sacramenti correttamente amministrati. Non ha una sua forma necessaria o fissa, non ha gerarchie ma si amministra da sola sul piano locale, regionale e mondiale, senza ingerenze del potere politico e senza esercitare da parte sua alcun potere.

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